C’è una cosa che mi fa pensare, quando guardo certi uomini vestiti con una naturale eleganza. Non è questione di marchi, o di roba vistosa. Anzi, spesso è il contrario. È piuttosto una sensazione di solidità, di qualcosa che non ha bisogno di gridare per farsi notare. Come le vecchie case di una volta, quelle che stanno lì da secoli e sembrano sempre a posto, senza sforzo. Ecco, l’abbigliamento classico da uomo per me è un po’ così: una base sicura, un punto di riferimento che ti permette di muoverti nel mondo sentendoti a posto, senza paura di sbagliare. E in un mondo che cambia sempre più veloce, e che spesso urla troppo, questa sensazione di stabilità non è mica male, anzi.
Cosa definisce l’abbigliamento classico, poi? Bella domanda!
Definire “classico”? Mica facile, eh. Se uno mi chiedesse “cos’è davvero l’abbigliamento classico?”, non saprei da dove cominciare, forse. Non è che c’è un manuale con le regole precise, tipo “fai così, non fare colà”. No, è più una roba che ti senti dentro, un gusto che si affina piano piano, col tempo. Però, se proprio dovessi provare a metterlo in parole povere, direi che il classico è quello che non ti tradisce mai. È quello che ti fa sentire giusto, in ogni situazione, senza farti sentire né un pesce fuor d’acqua, né un pavone che vuole farsi troppo notare. E attenzione, non voglio dire “vestirsi da vecchi”, per carità! Anzi, a volte il classico è modernissimo, ma devi capirlo, devi saperlo portare. È tutta una questione di giusto mezzo, di proporzioni azzeccate, di tessuti che parlano da soli. E poi, ovvio, c’è la qualità, che non è mai troppa. Perché un capo classico non è fatto per una stagione, è fatto per durare, per diventare quasi un amico fidato nel tuo armadio. Coco Chanel, che ne sapeva qualcosa, l’ha detto chiaro e tondo: “La moda passa, lo stile resta”. Ecco, è tutto lì. Il classico è stile, non moda. È qualcosa che va oltre le mode del momento, qualcosa che ti somiglia, che dice qualcosa di vero su di te.
I pilastri del guardaroba classico.
Mm, se dovessi fare un elenco, direi questi, a bruciapelo:
L’abito blu navy. Monopetto, ovviamente. È un passepartout, va bene per quasi tutto. Lavoro, cerimonie, anche una serata un po’ elegante. Basta cambiare la camicia e gli accessori.
La camicia bianca. In popeline di cotone, perfetta. Sotto l’abito, con i jeans, con i chino. Sempre a posto. E poi, dai, una camicia bianca è sempre una camicia bianca, non c’è molto da dire. Funziona.
I pantaloni chino color sabbia. Comodi, versatili, perfetti per la mezza stagione. Con una polo, con un maglioncino, con una giacca sportiva. Un altro “must have”.
Il maglione girocollo in cashmere color cammello. Caldo, morbido, elegante senza sforzo. Sopra la camicia, sotto il trench. Un classico invernale che non tramonta mai.
Il trench beige. In gabardine di cotone, ovvio. Per la pioggia, per il vento, per le mezze stagioni. Un capo iconico, che ha una storia da raccontare.
Poi ci sarebbero anche altri, certo. Ma già con questi cinque hai una buona base per partire. Non serve avere l’armadio pieno di roba. Meglio pochi pezzi, ma buoni. E che ti facciano sentire a tuo agio.
I tessuti e i materiali.
Perché un capo classico sia davvero tale, deve essere fatto bene. E “fatto bene” vuol dire prima di tutto tessuti di qualità. Lana, cotone, lino, seta. Fibre naturali, che respirano, che durano, che hanno una bella mano. Un abito in fresco lana, per dire, è un’altra cosa rispetto a uno in poliestere. Si vede subito, al tatto, alla vista, e anche a come cade sul corpo. E poi, un tessuto di qualità invecchia bene. Prende una patina unica, diventa più bello col tempo. Come il cuoio delle scarpe, o il legno dei mobili antichi. Investire in tessuti di qualità non è una spesa, ma un investimento. Perché un capo fatto bene ti dura anni, e ti da una soddisfazione che quelli “usa e getta” non ti daranno mai. È come bere un bicchiere di vino buono invece di una bibita dolce. La differenza si sente, eccome.
Accessori? Certo, ma senza esagerare.
L’abbigliamento classico non ama le ostentazioni. È più una questione di dettagli discreti, di cose che si notano solo se ci fai caso. Un bel paio di scarpe stringate in pelle, per esempio. Oxford o Derby, non fa differenza. L’importante è che siano ben fatte, con una bella linea. Oppure una cravatta in seta a righe club, un classico che non tramonta mai. O un orologio elegante, con il quadrante pulito e il cinturino in pelle. Non serve avere un Rolex per essere eleganti. Anzi, a volte meno si vede, meglio è. L’accessorio deve completare l’insieme, non prevaricare. Deve essere quel tocco in più che fa la differenza, ma senza farsi troppo notare. Come diceva Armani, il maestro dell’eleganza: “L’eleganza non è farsi notare, ma farsi ricordare”. Ecco, gli accessori devono aiutare a farsi ricordare, ma per lo stile, non per l’eccesso.
Il classico si evolve.
Il classico si evolve, diciamocelo chiaro. Chi pensa che sia una cosa statica, imbalsamata in un museo, non ha capito niente. Perché anche l’abbigliamento classico respira, cambia pelle, si adatta al mondo che gli sta intorno. Non è che da un giorno all’altro stravolge tutto, eh? Però le linee si fanno più snelle, i tessuti diventano più leggeri, i colori prendono nuove sfumature. Ma, e qui sta il bello, i veri principi, quelli no, quelli restano lì, piantati come querce secolari: qualità, equilibrio, quella sobria eleganza che non ha bisogno di urlare. L’uomo di oggi, per fortuna, non è più costretto dentro a un figurino rigido. Si può prendere il classico e farlo suo, mescolarlo con qualcosa di moderno, osare un colore diverso, una texture particolare. Ma sempre con testa, con intelligenza, senza scivolare nella pacchianeria. È come in cucina, no? Prendi la carbonara, piatto romano doc. La base è quella, uovo, guanciale, pecorino. Però ogni cuoco la interpreta a modo suo, chi ci mette una punta di pepe, chi usa un guanciale più affumicato, chi sperimenta con la pasta. Ecco, il classico nell’abbigliamento è uguale. Una base solida, indiscutibile, su cui ognuno può costruire il suo stile, unico e personale
L’eredità dell’eleganza maschile.
E allora, qual è questa eredità dell’eleganza maschile di cui parliamo? Non è certo l’ossessione per l’ultima tendenza, la corsa affannosa all’acquisto compulsivo, o l’ansia di dover stupire a ogni costo. No, l’eredità è un’altra cosa, molto più profonda e sincera. È una questione di autenticità, di coerenza con sé stessi. È vestirsi per il proprio piacere, per sentirsi bene nella propria pelle, per comunicare chi siamo veramente, senza maschere e senza forzature. In un’epoca che ci bombarda di rumore, di immagini urlate, di eccessi inutili, l’abbigliamento classico diventa quasi un rifugio, un’isola di silenziosa eleganza. È un modo di dire “io sono questo”, senza bisogno di alzare la voce. E in questo sussurro, in questa capacità di essere sempre a posto, in ogni situazione, senza mai sembrare fuori luogo o sopra le righe, si nasconde il vero, intramontabile fascino del classico. Un fascino che non ha bisogno di etichette vistose, che non teme il passare del tempo, e che, proprio per questo, non passerà mai di moda. Davvero.